Per la serie “come eravamo”: la storia della BUSSOLA

//Per la serie “come eravamo”: la storia della BUSSOLA

Per la serie “come eravamo”: la storia della BUSSOLA

Il malinteso storico

La bussola, ancora oggi strumento indispensabile in molti ambiti, approda sulle sponde mediterranee nel medioevo. Un’interpretazione della notizia dell’arrivo della bussola attribuì agli Amalfitani, che insieme agli Arabi la introdussero in Europa, non solo il perfezionamento, ma anche l’invenzione.

La legenda vuole che la novità del nuovo strumento arrivato sulle coste amalfitane non sfuggì allo storico Flavio Biondo (1392 – 1463). Il filologo Giambattista Pio riportò la notizia del Biondo, interpretando che l’inventore della bussola fosse l’amalfitano Flavio Gioia. Tuttavia, il Flavio della frase “Amalphi in Campania veteri magnetis usus inventus a Flavio traditur” non si riferisce all’inventore, ma a colui che ha riportato la notizia, Flavio Biondo.

L’ideazione, in realtà, è da attribuire ai cinesi, che insieme a carta, stampa e polvere da sparo, indicano la bussola come una delle quattro grandi invenzioni. In un dizionario cinese edito nel 121 d.C. si parla del magnete, lasciato libero di muoversi, come indicatore geografico e utilizzato spesso in giochi e esibizioni circensi.

Bussola antica cinese

Il passaggio alla navigazione

Il passaggio dagli spettacoli di attrazione alla navigazione di questa scoperta avvenne parecchio tempo dopo. Veniva identificato il Sud come direzione opposta alla posizione del Nord indicata dalla bussola. L’Est e l’Ovest erano rispettivamente alla destra e alla sinistra dell’osservatore rivolto verso il Nord.

Risalita la Via della Seta, la bussola sbarcò ad Amalfi, tra il X e l’XI secolo, insieme ai marinai che traghettavano i crociati in Terra Santa. Il primo riferimento, infatti, all’uso della bussola nella navigazione nell’Europa occidentale è il De nominibus utensilium di Alexander Neckam (1180-1187).

Anche Dante Alighieri parla della bussola nella Divina Commedia (Paradiso, XII, 29) e la descrive come un oggetto che punta verso la Stella Polare. E Francesco da Buti (1324- 1406), uno dei primi commentatori della Commedia, ne spiega bene la meccanica: «Anno li naviganti uno bussolo che nel mezzo è impernato una rotella di carta leggeri, la quale gira sul detto perno; e la detta rotella ha molte punte, et ad una di quelle che vi è dipinta una stella, è fitta una punta d’ago; la quale punta li naviganti quando vogliono vedere dove sia tramontana, imbriacano colla calamita».

Bussola antica e moderna

L’evoluzione dello strumento

La bussola deve il suo nome alla scatola in legno di bosso che originariamente conteneva tale strumento. Negli antichi velieri la bussola si custodiva nella chiesuola, armadietto posto a prua del timone.

I primi prototipi erano semplici bacinelle colme d’acqua in cui l’ago magnetico veniva lasciato galleggiare per evitare che fosse troppo influenzato dalle oscillazioni della nave. Nel giro di un centinaio d’anni lo strumento acquistò un sistema di bilanciamento interno che permetteva di stabilizzare il magnete dentro il bossolo. E si dotò di una rosa dei venti, in modo da avere costantemente riscontro con altre indicazioni geografiche utili.

Anche oggi, nonostante l’ampia disponibilità di mezzi elettronici e satellitari come il GPS (Global Positioning System), in navigazione non è stata del tutto soppiantata. Per esempio In mare aperto, dove non ci siano punti di riferimento o nella disciplina sportiva dell’orienteering, la bussola risulta ancora indispensabile.

By |2018-01-06T10:40:41+00:00gennaio 6th, 2018|Curiosità|0 Comments